Come Vorrei Che Fosse

|

Era una bella giornata non troppo calda, diversamente dalle ultime che avevi passato attaccato al condizionatore, e speravi che anche la sera fosse stata altrettanto piacevole.
Più ci pensavi e più non ti sembrava possibile che saresti uscito proprio con lei. Eri certo che quando avevi fatto l'invito non era perché avresti voluto corteggiarla e ne tanto meno spassartela, desideravi solamente conoscerla meglio.
Ti faceva così strano invitare qualcuno solo perché ti incuriosiva e non ti attraeva per la sua presenza fisica. Ricordavi tutte le altre volte che avevi organizzato un appuntamento con la lei di turno e ogni volta era perché il tuo interesse era tutt'altro che platonico; ma questa volta proprio non era così.

Avevi impiegato diverse settimane per trovare il coraggio di chiamare e trovare un buon motivo per convincerla ad uscire; ed una settimana per decidere dove andare, cosa fare e soprattutto di cosa parlare.
Eri talmente preoccupato che l'idiozia ti aveva preso così forte tanto da cominciare ad attaccare sul frigo dei post-it con su appuntati dei possibili oggetti di discussione, sistemandoli in verticale in modo che gli argomenti più impegnati fossero quelli più in alto nella fila.
- "Perché?" - ma l'unica risposta che trovavi plausibile era che ti facesse sentire a disagio, e invece di frenarti questa sensazione scatenava ancora di più la tua curiosità.
Come il manuale suggeriva, avevi fatto acquisti per sfoggiare vestiti nuovi, eri passato dal barbiere e avevi perfino fatto lucidare l'auto per non sfigurare.
Come una donna prima di uscire, ricontrollavi più volte allo specchio come stessi: anche se non ne eri convinto non potevi più farci nulla, ormai si era fatto tardi e dovevi andare.

Se il volante non fosse stato così duro lo avresti spezzato, serravi così forte le mani che le nocche ti erano diventate bianche. Mentre guidavi ti guardavi in giro come se da qualche incrocio potesse spuntare qualcuno pronto a tenderti un agguato, e invece stavi solo cercando l'indirizzo di casa sua.
Quando ormai la tensione era arrivata alle stelle, e le mani intorpidite per la stretta, finalmente trovasti l'indirizzo.
Fatto lo squillo convenuto al suo cellulare, rimanesti ad aspettare... e aspettare... e aspettare... fin quando non avvenne il miracolo!
Quando uscì dal portone tu smettesti di lanciare imprecazioni mentre ti ripetevi che erano tutte uguali, che avresti dovuto farle lo squillo almeno 30 minuti prima, che sarebbe stato meglio andare con gli amici e bla bla bla.
Il teatrino, di cui eri spettatore e attore, finì quando arrivò all'auto e mise la testa dentro dicendoti
- "Ciao, scusa se ti ho fatto aspettare. Scommetto che ti sei arrabbiato" - sfoderando un sorriso grande quanto un cartellone pubblicitario; e tu con aria inebetita quasi da idiota
- "Ma figurati, non aspetto mica da molto; e poi sono arrivato anche con qualche minuto di anticipo" - ipocrita!

Finiti i convenevoli, salì in auto e a quel punto calò il silenzio. Mentre guidavi per portarla al ristorante dove avevi prenotato, rimanesti con le labbra serrate respirando piano per fare quanto meno rumore possibile; a stento ricordavi il posto e la paura di fare una figuraccia sbagliando strada era fortissima. A tutti i costi volevi ostentare una sicurezza e una tranquillità che non avevi.

Avresti voluto chiacchierare ma l'unica cosa che ti passava per la testa era su come fosse cambiato il clima e che ormai non ci fossero più le mezze stagioni; fortunatamente un lampo di momentanea saggezza ti suggerì subito che quel pensiero fosse meglio non esternarlo e che rimanere in silenzio risultasse la cosa migliore.
- "Per caso il caldo ti ha fatto sciogliere la lingua? A saperlo portavo una penna con dei fogli così potevamo tentare di parlare" - lo disse ridendo così di gusto che non potesti fare a meno di farlo anche tu.
Con una sincerità che poche volte ti aveva contraddistinto le rispondesti
- "Magari fosse così. E' che mi sento un pò a disagio; non so di cosa ti piacerebbe discutere e non vorrei attaccare discorso col solito problema del clima" - e ridesti.
Da lì fino al locale fu tutta un'altra musica; finalmente quel blocco svanì e smettesti di torturare quel povero volante.

Una volta arrivati al vostro tavolo, come ti era capitato di vedere nei film qualche volta, la facesti accomodare pensando di aver fatto una figata pazzesca e poi ti andasti a sedere di fronte a lei.
La serata passò tranquilla e di tutte le cose appuntate sul frigo non ne utilizzasti nessuna. La conversazione non andò come ti eri immaginato; non faceste altro che parlare di voi, quali fossero i vostri interessi, se vi piacesse il vostro lavoro, i colleghi, la vostra casa, le cose che amavate fare come hobby... "ma non doveva andare così!" riflettesti un pò stupito mentre lei finiva il suo divertente aneddoto di quando cadde in una pozza d'acqua.
Fino a qualche ora prima non ti sarebbe passato neanche per l'anticamera del cervello di parlare di te e della tua vita, ma ora per qualche strano motivo lo stavi facendo.
Il tuo muto stupore, però, non passò inosservato; appena smise di ridere ti guardò, sfiorò la mano che avevi sul tavolo e ti disse
- "Tutto bene?" - socchiudendo le labbra in un dolce sorriso.
Un brivido che ti corse lungo tutta la schiena ebbe l'effetto di farti provare l'impulso di ritrarre la mano; alzasti gli occhi e... “Non mi ero accorto… “, certo! Non ti eri accorto che l'acconciatura le incorniciasse alla perfezione il viso ovale, che gli occhi fossero un pò a mandorla e che quel profumo di vaniglia le si addicesse quasi fosse stato fatto apposta per lei. Beh, adesso lo sapevi!
- "Si" - le rispondesti tentando di mascherare il tuo imbarazzo con un sorriso.

Quando la riaccompagnasti a casa la mente si affollò di pensieri nuovi e vecchi.
- "Non è possibile che mi sia innamorato, ma nemmeno invaghito... la conosco appena... impossibile...", ma nel frattempo cominciò a piovere così forte che ai tuoi pensieri aggiungesti anche la preoccupazione di quanto si sarebbe bagnata andando dalla macchina al portone,
- "... adesso con questo acquazzone si prenderà anche un bel raffreddore".

Tra i tanti motivi che portavi a carico della tua tesi c'era quello che ritenevi fosse un tuo comandamento
- "... e poi sono sempre stato convinto che il giorno in cui avessi perso la testa per una ragazza sarebbe stato quello in cui, baciandola, avrei toccato il cielo con un dito... ", e quella sera il dito te lo saresti ritrovato immerso nel blu.

Arrivati da lei guardasti fuori preoccupato
- "Purtroppo non ho ombrelli in auto. Non so cosa poterti dare per farti riparare. Vuoi la mia giacca?" -
Ma la risposta non arrivò mai perché con una mano ti afferrò la nuca e ti baciò come mai nessuna fece prima di allora. Poi, ti sorrise e scese dall'auto dandoti solo la buona notte.

Adesso sono due anni che state insieme e ancora non capisci come sia successo. Avevi cominciato perché mosso dalla tua curiosità ed eri finito per innamorarti.
Adesso, come due anni fa, ogni volta che fate l'amore, non senti più di toccare il cielo con un dito, perché adesso, quel cielo, lo hai tra le braccia.



P.S.
Mi scuso in anticipo con quanti, conoscendo la lingua italiana meglio di me, troveranno non poche imperfezioni. :)

4 commenti:

fauchone ha detto...

Sei il mostro finale.

Tijuana ha detto...

Mi sembra che te la sia cavata + che bene...cercavo l'immagine di una strega e ho trovato un bel racconto, grazie.
;)
Nadia

cirrosi ha detto...

Prima o poi riuscirò a renderti più cinico rispetto a certe cose :P

alhandra ha detto...

E' veramente bello! Complimenti.

@cirrosi: ma lascialo in pace, esiste ancora sulla terra un uomo con un pò di romanticismo e lo vuoi rovinare!? :-D